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No. 1039
Aiutami, fortuna, a riprendere il corso delle mie storie e delle fosche favelle; fai udir il soave tono a noi in basso, e guidaci nelle altrui sorti, sempre mutando nelle ere umane.
Possa la virtù dar luce a questi ornati quanto la luna sul notturno mare calmo, a trarre dall'ombre la giusta luce, e risplendere d'alba sul gran pelago, e stendersi sulle orme degli amori, sul lento borbottio delle cime, sulle aspre rocce che sopportano le maree e gli indomiti gorghi: possa essa specchiarsi di fianco d'un vecchio pescatore; e dal legno costui vedendola rimembrare triste:
"Cara luna; quanto tempo è passato dall'ultimo giorno in cui vidi i tuoi margini sfavillare in queste acque; tu non cambiasti, io si e profondamente. La fuga dei tempi, la salsedine, le funi e le pinne aguzze lasciarono il proprio segno; non ebbero ragione di te le burrascose acque possenti. Già sento che questa sarà la mia ultima pesca. Quanto vorrei tu potessi cader vittima delle mie reti, e dare una ultima gioia alle mie fatiche: giammai sarai mia, e di mirarti solo rimango degno. Una singola cosa ti chiedo, giovane luna- che il tuo radioso circolo si stagli sulle onde infinite, ancora, e ancora, e ancora; e che con te passino le stelle sui grandi monti, fino alle rive, e poi ancora sulle barche sino ai più profondi abissi di buio: illuminate sempre la notte." E con questo prendere il largo e mai tornare.
Possa far questo virtute somma e stemperare la pesante pigrizia, che molte città portò alla rovina, e popoli fieri.
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