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No. 2762 hide watch quickreply [Risposta]
Quest’estate vorrei leggere il Faust di Goethe ma prima di comprarlo mi è venuto un dubbio. Secondo voi qual è la traduzione italiana migliore ? Pensate che l’edizione della mondadori per plebei faccia onore a questo capolavoro?


No. 2758 hide watch quickreply [Risposta]
Assalimi, deludimi, reprimimi, guida il silenzio delle mie conformazioni che ti danno il consenso giorno dopo giorno di irrompere con spavalderia, tendere la mano fredda e bruciarmi col tuo cuore. Non è il focolaio di una casa tra la neve.
Mi sveglia, direttamente, perpetuamente, bruscamente e gradualmente sempre la stessa storia.
Alimenta il malore interno, bramo per la misericordia pur essendo io un testimone protagonista. Mi istigano, tutte queste voci, tracciano il cammino in fondo alle scale, chissa se perseguirlo allieverà i miei dolori. Hanno una diversa natura ma parlo rappresentando un unico mondo. La mia penna è appendice.
Bravissima a diffidare i vertici, gli attori e le comparse ma sorge la fanciullezza insieme all’istinto, e credo a Lucifero.
Il rumore dei miei tentativi non è abbastanza, non li riesce a coprire o farmi notare, non riesco a rimanere inerme.
Gli occhi bruciano ma queste lacrime no sanno spegnerli.
Posso parlare di ieri? Sarà domani, un altro giorno?
Come faccio a eludere questo scempio?
A liberarmi dalle catene?
Mi cucisti l’abito da vittima su misura e nei periodi tristi non sopporto stare scomoda.
>> No. 2760
>>2758
Lo porti con eleganza il marchio,
Quasi ne fossi un discendente.
Il narcisismo mi accieca per l’ennesima volta.
E il richiamo echeggia nelle tue attenzioni.
Mi pervade, mi acquieta.
Invidia, gelosia, brama,
Soffiate dall’appartenenza a qualcos altro.
Oltre, lontano
Da farmi deridere le cose umane.
Eppure troppo umani per essere fedeli a noi stessi.
Il cammino che porta l’individuo a diventar se stesso prende svolte impercettibili ad un occhio velato.
Quando ti incontrai, mi sentii al sicuro;
Sapevo che ero pronta a riprendere a camminare.
Ad ogni passo, la via diventava
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No. 2752 hide watch quickreply [Risposta]
Pochi giorni dopo era la mia diciasettesima vigilia di natale e con ancora le nocche sbucciate mi ritrovavo davanti ad un portone di un condominio, mentre mia madre strisciava la faccia sul citofono per farsi sentire due piani di sopra. Il cielo era terso come se avesse qualcosa da nascondere, aveva lo stesso colore del marciapiede. Superato un vecchiotto portone in vetro opaco e ferro arrugginito qua e la entrammo nell'edificio in fila indiana. Il 'Tac Tac' dei suoi tacchi echeggiava in tutto il vano scale mentre io la seguivo, mentre mio padre si guardava le scarpe e la seguiva.
Scale piastrellate in finto marmo, le pareti erano di un bianco intenso, pulito. C'era un corrimano in legno nero alla quale mia madre si aggrappava saldamente mentre saliva le scale quasi una gradino alla volta, come una bambina, per non slogarsi le caviglie. Non feci in tempo a vederla combattere con gli ultimi cinque gradini che la separavano dal secondo piano che già uno sciame di voci, urla e saluti si univano al ticchettio dei suoi passi. Voci familiari, calde. Saluti, abbracci, baci, uno a destra e uno a sinistra. Come in chiesa per la comunione, uno alla volta, abbracciavamo, salutavamo e baciavamo, poi ancora, abbracciavamo, salutavamo e baciavamo. Sembrava una danza, la loro speciale danza della felicità. Quell'anno, la madre di mia madre, che ancora chiamavo nonna, aveva fatto il presepe subito dopo l'ingresso su un elegante ed antico tavolino ad altezza ginocchio. Ricordo che era incantevole. Muschio raccolto al parco che fingeva di essere erba. Anatre e oche in plastica dura appoggiate su un foglio di carta stagnola mentre recitava la parte di un piccolo laghetto. Le graziose statuette dipinte a mano erano minuziose e ritraevano ogni particolare anche se prese da set diversi. Alcune erano più grandi, altre più piccole, sproporzionate tra loro. C'era il fabbro, il pastore, il calzolaio ed il contadino. Il muratore, il macellaio, l'arrotino, c'era pure il sarto. Ognuno era appostato all'esterno della sua casetta, proporzionata a seconda del mestiere. Ricordo che l'abitazione del pastore era il proprio gregge che gli pascolava tutt'intorno allegramente. I tre re magi, appoggiati saldamente tra una gobba e l'altra dei loro cammelli fissavano la sacra capanna mentre un bue e un asinello di plastica riciclata riscaldavano i sacri genitori. In mezzo, al centro di tutto, la più steriotipata mangiatoia riempita di paglia in fibra sintetica ospitava il piccolo ed appena nato Gesù bambino. Un grande foglio di carta ritraente una notte stellata appiccicata al muro subito dietro al presepe rendeva il tutto così realistico che quasi mi spaventai. Subito dopo, superato un'arco ricavato da quello che una volta era un muro, c'era la cucina, con pentole e padelle di ogni dimensione appoggiate sui fornelli. Un legno chiaro, probabilmente acero, ricopriva la prima metà di ogni parete ed una semplice e sobria carta da parati a linee nere verticali rifiniva il tutto. Queste rette, lievemente ornate, salivano su fino al soffitto bianco come appena verniciato. Forse lo era davvero, appositamente per l'occasione. Un tavolo gigantesco posto al centro occupava quasi completamente la stanza, lasciando poco più di mezzo metro dal muro, come un piccolo corridoio per permettere a mia nonna di servire il pranzo girandoci intorno.
Il tavolo enorme era già aperto ed apparecchiato, una quindicina di posti in tutto. Una enorme tovaglia a fiori stilizzati ricopriva il legno della sua superficie. Un piatto piano sotto uno fondo, una forchetta alla sinistra di ogni coppia, un coltello ed un cucchiaio alla destra. C'era un tovagliolo di stoffa, sempre decorato con tulipani e garofani stilizzati, ripiegato dentro ogni bicchiere ed al centro una modesta verietà di bottiglie di vino. Una piccola giornata di paradiso e sorrisi, un pretesto come un altro per abbandonare ogni cosa e mangiare, salutare, abbracciare e baciare.
I genitori di mia madre, i suoi fratelli con le loro mogli, le sue sorelle con i loro mariti ed i figli, i figli di tutti, fino all'ultimo ramo dell'albero genealogico. Ognuno proveniente da un paesino differente o una grande città poco distante, come tanti re magi nella capanna di chi tutti li ha generati, o quasi.

Poco dopo la nostra entrata tanto gioiosa quanto sterile eravamo tutti seduti a tavola, sorrisi a trentasei denti in ogni angolo della stanza che cominciava ad essere claustrofobica. <<Niente carne nemmeno a natale per l'hippie della famiglia?>> chiese mio zio dall'altra parte del tavolo mentre uno scroscio di risate rimbalzava da una parete all'altra intontendomi. E' strano ricordarmi di me quando ancora mi facevo scrupoli su cosa mangiare e cosa no, quando ancora credevo all'importanza delle scelte. Intanto mia nonna appoggiava al centro un grosso pentolone straripante di brodo di gallina e cappone incandescente. Il vapore arrivava fino al soffitto e piano piano riempiva la stanza al contrario. <<Ho fatto i tortellini ripieni di solo formaggio>> dice la madre di mia madre sorridendo, dimenticandosi delle penne che ha dovuto togliere dall'animale che ha usato per fare il brodo. <<Ci hai fatto diventare tutti vegetariani>> incalza lo stesso marito della stessa sorella di mia madre di prima.
Un omone di grossa corporatura spaparanzato su una sedia cigolante che a malapena lo sorreggeva. Con la mano destra teneva un calice in vetro che si atteggiava di cristallo, riempito a metà di un vino bianco frizzante. Lo sollevava finemente dal gambo usando solo pollice e indice per non riscaldarne il contenuto, e gli occhi semichiusi tradivano in lui una già non troppo bassa percentuale di alcool nel sangue.
Altre risate, tutti si divertivano.
Uno alla volta passammo il piatto fondo alle graziose e un po' tremanti mani di mia nonna che li riempì con un grosso mestolo in acciao inossidabile. Nel giro di pochi minuti c'erano quindici piatti fumanti, uno per ogni individuo. Ricordo le bolle di grasso giallognole galleggiare sulla superficie, la pasta era bianca e sottile, il vapore mi appannava la vista. <<C'è abbastanza formaggio per il difensore dei diritti degli animali?>> chiede a gran voce questa volta qualcun'altro. Come se il formaggio provenisse da grandi capannoni stracolmi di mammelle di donne incinte. La stanza diventava sempre più piccola con il fragore delle risate a scuarciagola e a me sembrava sempre più strano, non faceva ridere. Afferrai il cucchiaio con la mano destra e stavo per incominciare a gustarmi quello che non avrei voluto mangiare, senza troppe esitazioni. <<Per secondo cosa c'è? Rami e fiori secchi?>> disse mia cugina imitando suo padre. Altre risate che quasi fanno sbattere i vetri delle finestre chiuse, che fanno sobbalzare le minestre nei piatti.
Fu più o meno allora che incominciai a sentire un piccolo formicolio lungo la schiena che molto velocemente mi arrivò al collo. Mia cugina fece appena in tempo a finire la frase che il mio corpo si rilassò completamente mentre lo sguardo rimaneva fisso sul mio piatto. Dovevano ancora finire le risate ed io mi tranquillizai senza ritegno. Ogni muscolo si distese e la mia testa disegnò una parabola dall'alto verso il basso, affondando nella brodaglia bollente. Il naso mi si schiacciò contro il piatto e quasi me lo ruppi mentre quella pietanza che sembrava lava mi entrava nelle narici. Ricordo il rumore dei piatti che sbattevano tra loro, messi in movimento dalle vibrazioni violente del tavolo sotto il colpo della mia testa, mentre tutti, improvvisamente, tacquero. Gocce fumanti schizzavano tutt'intorno a me, ungendo il vestito di mia madre, la tovaglia appena stirata. Il dolore intenso della mia pelle che bruciava sarebbe arrivato poco dopo ma io, in apnea, inarcavo le labbra a formare un grande e sincero sorriso.

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>> No. 2759
Guarda che il cielo terso è il cielo limpido, senza nubi.


No. 2755 hide watch quickreply [Risposta]
Fin da piccoli abbiamo sempre avuto l'idea di una creatura angelica, una creatura stupenda, dolce, bisogna aver cura di lei, fare figli, sposarsi, andare a prendere un gelato nel lungomare a jesolo. Vedere tutto questo coi propri occhi, viverlo, scoprirlo. Vedere lei che fa casini con i genitori per poterti portare a casa sua, e, con la paura che ritorna il padre, levarti la maglia e cominciare a scopare, fino al godimento di entrambi, il sangue che fuoriesce da quella fighetta appena sverginata.
Questa è l'aspettativa di un ragazzo che sogna questa vita, illusioni ed esperienze che si frantumano già verso i 15 anni, quando si capisce che forse quell'esperienza descritta non la si vedrà mai, o forse sì: ma dopo, si pensa.
Dopo, forse ora non sono attraente, ma dopo lo sarò, e dopo finalmente potrò vivere quell'esperienza.
Cazzate. Dopo non cambia un cazzo.
E il cazzo non entrerà nella figa quando lo si vorrebbe per davvero.
Ed ecco che ripartiamo al concetto fondamentale: le donne. Le vediamo come creature angeliche fin da piccoli, come biondine carine cui condividere tutto, amarsi, divertirsi, stare sul divano a vedere un film.
La verità è che sono tutte cazzate.
La donna non è altro che un animale, assetata di sborra. Ma più che assetata di sborra, è assetata di potere.
Fin da piccoli lei cerca in tutti modi di trovare il migliore degli animali dell'asilo, tra i mostricciattoli dei bambini dell'asilo cui ne si fa parte lei cerca lì il più carino, quello che trasmette di più, quello con più figurine e plastichine.
Tra quei bambinetti finalmente lo trova, uno bello e con lo status da "re delle figurine".
Parte tutto da un bigliettino: ti vuoi mettere con me, piccolo?
Il bello bimbo arrossisce, e poi esclama si.
La bambina per la prima volta ha in mano il potere del maschio, del pisellino del bambino. Ancora non può essere penetrata, quindi comincia a baciare le labbra del bimbo.
Il bimbo arrossisce, lei pure. Ma è solo l'inizio piccola, col tempo diventerai sempre più malvagia.
Col tempo la bambina cresce, comincia la pubertà, i primi peletti nella fighetta e i complessi sul perché non è alta o ha le tettine come le compagne di classe. Si incazza con la madre, madre, perché non mi sono venute le mestruazioni?
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>> No. 2756
La conobbi una cosi, magra, occhi azzurri, mi diceva che ero importantissimo per lei, che ero ciò che la rendeva felice, al mattino mi diceva che pensava a me e la notte pure, poi ultimamente ho visto che si è fatta delle foto con un calciatore di serie b del suo paese, e sono ritornato indietro nel tempo, quando non vedevi coi tuoi occhi l'orrore, quando l'unica donna che vedevi era tua madre, era lei il top del tuo mondo, non c'era nessun altra donna che poteva interferire tra te e tua madre, lei ti voleva bene, non c'entrava nulla la bellezza, come eri e come saresti stato; poi le hai viste, le creature malvage, la troia, la donna, un essere che può rovinarti la vita.
Per questo quando si sborra non si deve pensare più a una donna con un viso angelico che ti può cambiare la vita, ma soltanto ad una semplice donna, un pezzo di carne, l'amore è solo reazione chimica, quando sborri è una reazione chimica e quando sborro, su prostitute depilate, che costano 500 euro a botta, non me ne fotte piu' un cazzo di ciò che ero e ciò che sono, vedete, io non so più di che gusto è la mia sborra, so solo che quando le vengo dentro, non ha piu' importanza nulla, se vengono pagate o no, perché la donna è sempre comprata, o dall'estetica,o dal denaro intrinseco (macchina o status), la donna è comprata dal potere, da ciò che vorrebbe per elevarsi a diva; la mia sborra è contaminata, non so neanche che gusto ha, la mia sborra, come quella di un brutto, è contaminata, non è la sborra di un felice.

Francesca, hai fatto suicidare il brutto della mia storia, mi senti?
Cosa vuoi? domani mi sposo con Marco, finalmente è riuscito a comprare la casa dei miei sogni
Francesca girati, sono a casa tua.
Ma come mi conosci? chi sei?
Zitta e girati.

BANG!


No. 2754 hide watch quickreply [Risposta]
Il Re discuteva con il suo stregone Ghedt della faccenda sui monti Wender, dove la situazione stava sfuggendo di mano. Era il crepuscolo, la stanza del trono era illuminata da un raro cristallo magico al quale interno era imprigionata, eternamente e inesorabilmente, una forte fiamma gialla che grazie alle sfaccettature omogenee e perfette illuminava tutt’intorno.
“Cosa avrà mai voluto dire?” disse il Re con aria pensierosa, poi riprese:
“Il messaggero è stato chiaro: <sire qualcosa è caduto>. Cosa ci aspetta mio fidato Stregone, cosa è caduto e cosa intendeva per ‘’il male si è impossessato della natura? Come può la tua saggezza illuminarmi?”
“Bisognerebbe mandare qualcuno ad ispezionare cautamente la zona. Di chi possiamo fidarci, mio Re? Non dimenticate, sua altezza, che il messaggero è morto pochi istanti dopo il nostro incontro. Una delle guardie mi ha riferito che era stato colpito da una freccia avvelenata poco prima di entrare in città. Esaminerò il corpo, e forse vi saprò dire di più.”
“Così sia.” Rispose il Re congedando lo stregone accompagnando l’ordine con un gesto.
Lo stregone si inchinò tenendosi con la mano destra al bastone di scuro legno che all’estremità superiore avvinghiava una grossa pietra rossa come una pianta rampicante avvinghia l’estremità di un cancello di ferro. Nell’istante in cui Ghedt rialzò il capo notò la variazione di intensità di luce proiettata sulle pareti dovuta alla lenta rotazione costante del cristallo ottaedrale sospeso in aria che illuminava la stanza. Sorrise, e uscì.


No. 2753 hide watch quickreply [Risposta]
Bastano le immagini mi dicono sempre tutti a lavoro. Le parole, le scritte: non fanno più parte di quello che la gente vuole vedere. Se vuoi ideare un ottimo spot televisivo devi far divertire gli spettatori, oppure umiliarli. Qualcosa di eccitante o semplicemente di esagerato. La cosa importante è che trasmetta emozioni forti, non importa di che tipo. L'importante è che la gente si giri per guardarla e ne parli con gli amici, che ne rimanga scandalizzata, confusa e perché no, anche offesa. Una bella ragazza e poi il tuo logo, qualcuno di famoso con le scritte giuste sulla maglietta, un grosso pene e poi il tuo marchio. Non deve essere troppo lungo, deve essere l'imbarazzo di un secondo, lo stupore di un momento e il tuo cervello lo memorizza immediatamente. Le immagini sono importanti, i simboli. Le persone non sanno nemmeno pronunciare la parola Volkswagen ma basta il logo per aprire un mondo nelle loro teste. Il lato più divertente di tutto questo è guardarli, scrutarli bene, suddividerli. Questi super-uomini dell'età moderna. Vederli tutti impettiti mentre dimostrano a loro stessi di essere intramontabili. I più sagaci della folla, quelli più alti, fini. Gli "idioti" li chiamiamo noi. Quelli troppo impegnati a lavorare per dare retta a una trovata pubblicitaria e quelli civili. Ci sono poi quelli che non indossano mai jeans troppo blu e non dicono mai cose semplici e banali, gli "inarrivabili". Basta il semplice logo di una carta di credito sul piattino che il cameriere ti porta per pagare il conto, per aumentare in modo significativo le mancie lasciate. La mente umana è suscettibile in così tanti modi diversi che c'è solo l'imbarazzo della scelta. Vederli camminare, inciampare, osservare la folla nel suo habitat naturale. I grandi magazzini sono i nostri libri di studio. Si muovono in gruppo. Ci sono quelli piccoli: le coppie, le famiglie e i cerchi ristretti di amici. Ci sono poi quelli grandi, composti da una decina massimo ventina di individui che di individuale non hanno niente. I grandi gruppi di amici che vanno al cinema, una scolaresca in gita, una cena per un matrimonio, una rimpatriata con i vecchi amici delle elementari. Tutti bersagli, ognuno con il suo obiettivo, ognuno, nel suo piccolo, a formare il grande gruppo, quello definitivo: la folla. Le vendite di alcune categorie di prodotti sono proporzionali alla grandezza dell'edificio in cui sono venduti. I mercati non erano grandi abbastanza, ora sono "super". Ogni trovata ha il suo personale target. Ci sono le grandi insegne per il grande pubblico ed i piccoli cartelli per i singoli. Sono come segnali stradali per gli automobilisti, siamo come una guida spirituale per masse incoerenti, siamo l'ordine nel caos dell'idiozia.
Ma tutto questo è ormai banale.
Ethan dice che siamo i migliori del palazzo al momento, questo forse è quello in cui vuole credere. Lavoriamo in coppia: il grande capo ci da in mano un progetto al mese, anche di più nei periodi migliori. L'ultima nostra trovata è stata piazzare un razzo nel culo di un furgoncino per trasporti. Uno spot di neanche un minuto per una ditta di consegne. Ci hanno pagato in anticipo e gli uomini del grande capo non si sono nemmeno sbattuti per guardarla prima. L'hanno spedita in onda con la stessa velocità del loro furgone spaziale.
Descriviamo gli interni degli edifici, li rendiamo emozionanti, interessanti. Suscitare curiosità è semplice indipendentemente dall'età dell'individuo. Decoriamo squallide pareti bianche utili a nessuno. Trasformiamo lo spazio in soldi, trasmutiamo il tempo in denaro. Il vostro spazio ed il vostro tempo. Creiamo scelte da grandezze fisiche fondamentali, siamo gli scienziati delle vostre decisioni. James McDonald Vicary fu il primo a provarci. Gli bastarono alcuni millesimi di secondo durante la proiezione di un film per incrementare sensibilmente la percentuale di vendite di pop corn. Un mago della fisica: trasformò, prima di qualunque altro, un lasso di tempo superfluo ed insignificante in denaro sonante.
La "gente" la chiamiamo io e Ethan. La stessa gente che non entra in un negozio vuoto ma che è ben felice di strisciare lungo il pavimento di uno già troppo affollato.



La stessa gente che compra ombrelli solo quando piove. La gente, le nostre madri, i nostri padri, i nostri futuri figli, noi.
Nel 1896 in Texas una compagnia ferroviaria simulò uno scontro tra treni al solo scopo di pubblicizzare la società. Furono ben cinquantamila le persone annoiate che andarono a vedere. Morirono in due.

Pranzo ed aspetto Ethan al ristorante. Ho preso un panino che sembrava invitante dietro la vetrinetta. La cassiera era così carina che non potevo guardare e poi andarmene via. Un'ottima strategia per posti del genere è evitare di far lavorare brutte ragazze. Con un solo morso mi sono reso conto di quanto un semplice panino possa fare schifo. Ne è valsa la pena, perlomeno la dolce fanciulla mi ha sorriso amorevolemnte. Ethan arriva con la sua giacca malconcia e senza dire una parola si siede di fronte a me, io accenno un sorriso. Mi guarda in faccia per alcuni secondi poi mi prende il panino dal piatto e gli da un morso.
<< Questa roba fa schifo >> dice Ethan con la maionese che gli cola da un angolo della bocca.
Lo so, gli faccio, ma guarda la cassiera. Non so perché ma ci siamo sempre capiti al volo, io e Ethan.
<< Quindi oggi si studia >> fa Ethan rubando un'altro morso al mio pranzo. Il tavolo si affaccia su un balcone interno del centro commerciale. Dobbiamo lavorare su un'insegna di un take away indiano. La sua specialità sono i kebab. Difficile ideare qualcosa di originale per cose così banali. Il posto si trova di fianco ad un bar, uno di quei bar moderni, in cui quasi tutto è fatto di vetro, un bel bar. Il nostro cliente invece ha un posto da fare schifo, difficile capire come possa permettersi il nostro lavoro. I menù sopra le casse sono vecchi e sbiaditi e la cucina è a vista. Da quì, al primo piano, seduto al tavolo, si riesce a vedere tutto l'interno della grande entrata dell'edificio e la giacca strappata di Ethan appoggiato al balcone che osserva la folla.
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No. 2751 hide watch quickreply [Risposta]
Era stato tutto estremamente facile.

Non era una questione di andare controcorrente.
Era una questione di seguirla.
Ed indirizzarla con una mano ferma nell'ombra. Adattarsi, sopravvivere e dominare.
Aveva saputo fin dall'inizio che sarebbe stato destinato a farlo. Una famiglia dalle visioni peculiari, che si allineavano all'estremismo. Crescendo, capiva perché. Ma quando il padre tornava a casa, con la testa rasata bassa, guardando con malinconia una vecchia icona politica, ricordava come già a quella tenera età capiva che era la tattica ad essere sbagliata.

Studiò quello che lo circondava. Il percorso scolastico, indirizzato verso l'opposto di quello a cui il padre credeva.
La facilità di inserirsi in quei gruppi ostentando fedeltà ai loro ideali.
Non era difficile creare situazioni da cui essere offesi - Una parola detta senza pensare equivaleva ad un'occasione per mettersi in mostra, calpestando persone che in realtà non avevano fatto nulla di male.
Piccoli sacrifici che servivano ad un bene superiore.
Grazie a questo era arrivato a farsi ammirare dai suoi nemici - lo riverivano, era diventato la 'voce degli indifesi', l' 'alleato degli oppressi'.


No. 2046 hide watch expand quickreply [Risposta]
Giù in città c'è un club molto esclusivo. C'è quasi in tutte le città, ma bisogna sapere dove cercare.
Se riesci a trovarlo, non t'illudere di essere già a un buon punto. Nonostante sia difficile.
A vederlo, di solito, è una bettola. Passa del tutto inosservato; una porticina di legno scuro, rettangolare, squadrata, pulita, in vicoli che puliti non sono. Un occhio attento nota subito il contrasto, ma non pensare che sia così facile. Bisogna farci un po' d'allenamento.
La cosa veramente strana è che si tratta di un club di appassionati di filosofia. Se la filosofia non ti interessa, puoi anche smettere di leggere queste istruzioni. Non è roba per te. Devi avere una visione d'insieme, capisci. Poesia, arte.
E così all'esterno, dicevo, c'è questa porticina. Fuori, sul muro, c'è sempre una locandina, un'immagine con quattro scritte, che dice quale sarà l'argomento della serata. In realtà è del tutto irrilevante, la cambiano ogni settimana.
Entri, e ti trovi in questa mostra d'arte. Uno stanzone ben illuminato, i quadri alle pareti, persone immobili in giacca e cravatta con le mani dietro la schiena. Qualcuno cammina da un'opera all'altra. Se vedi un giovane con la faccia confusa, è lì lì per uscire. Anche tu dovresti essere confuso a questo punto. Nessuno sta parlando, niente dibattito, niente di quello che ci si aspetterebbe di trovare in un club di filosofia. La maggior parte dei nuovi a questo punto esce, non essendo interessata, o pensando di aver sbagliato qualcosa. O che chi ha messo la locandina abbia sbagliato qualcosa, o il loro informatore. L'informatore è quello che ti parla del posto. Chi lo trova da solo di solito esce subito. Nessuno sa come abbiano fatto i primi, nessuno sa quando o da chi sia partito tutto.
Non importa, dicevo, se però vuoi andare fino in fondo tu devi rimanere lì. Fare finta che sia tutto ok. Ti guardi intorno, e inizi a cercare un'opera. Non c'è un criterio, purtroppo. Dev'essere l'opera della serata. A volte è quella nell'angolino buio a cui non bada nessuno, altre è quella al centro con tutta la gente immobile intorno, in piedi. Dipende da quanto sono buoni i guardiani quella sera.

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18 posts omessi. Clicka Risposta per vederli.
>> No. 2189
>>2188
Sì, ho solo corretto qualcosina. A livello di contenuto il finale rimane quello, ora sto scrivendo altri due romanzi brevi che spero di postarvi appena possibile.
>> No. 2350 SALVIA!
Perché è tornato su?
>> No. 2717
9/10
>> No. 2723
>>2047
ho un' enorme fantasia, amo il pensiero, la ragione, agire col cuore e non con la mente che perseguendo la sua felicità è diventato lo zimbello per tutti (o almeno crede di esserlo) con una storia da raccontare che con un suo mentore sconfiggerà le insidie della giungla piena di iene lupi e sogliole con pungiglioni mortali(è così che amo chiamarli) pronti a sbranarsi gli uni con gli altri per soddisfare il proprio ego. MA è QUANDO IL LUPO INCONTRA LA PECORA DI ANIMA BUONA CHE HA VISSUTO CON LORO CHE ACCADE L'INSPIEGABILE
Ti chiedo di guidarmi; questo è il trailer della mia vita e per quanto possa sembrare finzione è come vivo e la vivo .
Se ne hai la possibilità e la volontà mi piacerebbe poter parlare con te ho molte domande sul mio modo di vedere il Mondo e so che insieme potremmo darne una risposta
>> No. 2750
Bumpo una cosa letta millenni fa e che mi piacque molto. La lentezza di questa board non la farà sparire mai, ma merita comunque di tornare per chissà quanto a pagina uno. Grazie OP, spero tu esista ancora (e non sia diventato Scanzi)


No. 2749 hide watch quickreply [Risposta]


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