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No. 2743 hide watch quickreply [Risposta]


No. 2737 hide watch quickreply [Risposta]
Stay tuned
>> No. 2738
sono tutto tuned per te oppì
>> No. 2741
Cosa significa cringe esattamente?
>> No. 2742
>>2741
la sensazione che hai quando guardi una persona imbarazzarsi da sola.
>anon su diochan


No. 2689 hide watch expand quickreply [Risposta]
Ma quanto fa cagare /scr/?
Una cazzo di board egocentrica, EGOCENTRICA, dove postiamo tutte nostre storie e basta, il resto son fantasmi.
Un po' di discussione, che ne dite?
Discutiamo di più, aiutiamoci, miglioriamoci.
Voglio cominciare io dai.
Cosa significa trama?
Cos'è una buona trama?
Molti credono che una bella trama sia il colpo di scena finale strafigo.
È veramente questo?
Non preferite una successione di eventi che porta in avanti la storia e, soprattutto, che cattura il lettore?
3 posts omessi. Clicka Risposta per vederli.
>> No. 2705
>>2696
Sarà un luogo comune, ma alla realtà ci va MOLTO vicino.
Tanto si farebbe prima a prendere la parte /lit/ di /litness/ e portarla qui. Almeno ci sarebbe un po' di coerenza e varietà.
>> No. 2707
>>2705
>unire /scr e /lit
Bellissimo, darebbe vita a una board carina, interessante e popolata.
>> No. 2708
>>2707
ODDIO

/scr/ dà segni di vita!

Abbattetela prima che soffra troppo.
>> No. 2730
Una buona trama deve avere tutto quello che è necessario per rendere interessante un libro o un film: personaggi con ideali, ben caratterizzati, trama originale ma non surreale e, ovviamente, un finale coi fiocchi.
Per avere un capolavoro, miscelare il tutto in modo omogeneo
>> No. 2736
Discutiamo sul fatto che la maggior parte dei racconti che vengono pubblicati su internet sono porno, erotici o comunque scritto a scopo di libido?
Una parte minore ha pretese politico-filosofiche narcisistiche.
Io ammetto di aver scritto in entrambi questi modi.
Discutiamo anche di come farsi leggere su internet sia difficile. Tutti scrivono qualcosa, pochi la leggono.
Diversamente potremmo scoprire che esistono storie espresse unicamente a parole che sono allo stesso livello di una buona serie tv.
Io sono uno di quelli che le storie su internet le pubblica ma raramente legge quelle degli altri, anche perché non riesco piu' a leggere narrativa con interesse da anni.


No. 2728 hide watch quickreply [Risposta]
Buonasera, ragazzi. Volevo chiedervi un consiglio su una storia che sto creando.
Essa ha per protagonista un ragazzo che decide di iscriversi nella Facoltà di Lettere e ne passa di tutti i colori. Questo è l'incipit della storia, quindi, ovviamente, è ancora incompleto.
Spero vi possa piacere e buona lettura


"Avanti, ragazzo mio, è il tuo momento. Scegli."

Osservo una figura piuttosto anziana: negli occhi ripone grande speranza e determinazione. Sposto il mio sguardo: uno schermo bianco che riporta alcune informazioni e direttive.

Università di Chetone

Studente: Luciano Leone

Potenzialità: Non ancora iscritto

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>> No. 2729
Ti rendi conto?"

"Andiamo, Ratio, che sei pesante" risponde un'altra vocina "perlomeno è stato in grado di scegliere ciò che vuole fare sul serio."

"Non è stata affatto una buona scelta, sappilo."

Mi levo i pantaloncini che ho addosso e mi butto nel letto, intromettendomi nella discussione mentale:"Ci ho riflettuto ampiamente, lo avete visto chiaramente."

"Ciò non toglie che ti sei strozzato con le tue stesse mani."

"Che c'è? La preoccupazione di trovare all'istante un lavoro?"

"Esattamente. E la necessità di creare la propria indipendenza economica.

"Si troverà comunque una soluzione, stai super SERENO."
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>> No. 2735
Mi piace lo stile di scrittura ma la storia mi sembra manchi di mordente, sicuramente sono un cagacazzi paranoico io, ma non sento il bisogno di leggere altre storie sui tormenti interni di un giovane alle prese con le sfide del mercato globale.
A meno che questo capitolo serva solo a introdurre il protagonista dandocene grosso modo una prima impressione, nel qual caso lo immagino come uno che si specchia troppo in sé stesso.
Ripeto, non voglio cagare il cazzo, è una critica all'argomento della storia che però giustamente lo devi scegliere tu.


No. 2732 hide watch quickreply [Risposta]
GIALLO MODERNO
by Christopher Robin

Scena 1

Nella camera d'albergo Michela è furiosa. La scena è quella di una gita scolastica, un albergo da poco, la carta da parati che si stacca e le maniglie che scricchiolano.
Michela è una bella ragazza magra, dai capelli neri e le labbra sottili, il naso tempestato di lentiggini e gli occhi orientaleggianti.
Si dice che certe ragazze diventano bellissime quando si arrabbiano, e in questo momento Michela deve apparire bella come mai è apparsa prima.
"Chi è stato? Chi cazzo è stato?" urla, dirigendosi verso la porta.
Le amiche la braccano immediatamente, impedendoglielo. Michela è di corporatura esile, ma anche in tre fanno fatica a fermarla; deve intervenire anche un ragazzo, l'unico maschio presente nella camera in quel momento.
"Miky, calmati!" le dice lui con fare severo, ma nemmeno il suo intervento sembra essere efficace.
"Samuel, dove cazzo hai la forza?" lo prende in giro Irina, la studentessa di origine africana che sta seduta in un angolo, succhiando avidamente una stecca di liquirizia in preda alla fame chimica.
"Eh provaci tu a fermarla, questa pazza!" si lamenta Samuel arrossendo, e in quel mentre gli arriva una manata in faccia e si accascia.
Michela approfitta della sorpresa delle compagne per sgusciare via e gettarsi nel corridoio, dove ricomincia la sceneggiata.
"Chi è stato?" grida a squarciagola, bussando a tutte le porte, incurante del fatto che dentro ci siano i suoi compagni di classe o ignari villeggianti, se non addirittura professori.
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>> No. 2733
LA GIGANTESSA MONICA

La gigantessa Monica è alta un metro e ottantacinque, è robusta, abbronzata, ha dei capelli neri e selvaggi e non esiste una taglia di reggiseno che possa comprendere le sue enormi tette. Non è stata ancora inventata e comunque non importa: perché il suo seno, pur grosso, sta su benissimo da solo. E in seconda battuta perché lei non porta mai biancheria intima.
Ma questo fatto non è stato ancora confermato da nessuno studente maschio. E' solo la voce che circola dalle compagne di classe, che hanno constatato questa cosa negli spogliatoi.
(Prendere nota: è il caso di verificare di persona la questione)
La gigantessa Monica trattiene Michela con tutte le sue forze, che non sono poche. Ogni volta che Michela si agita tra le sue braccia, Monica stringe la presa un po' più forte; quando urla, la spreme come un limone fino a trasformare le grida isteriche in grida di dolore.
Per tutto il tempo, Monica guarda la compagna con un sorriso divertito e un po' ebete; non si capisce se sia un po' toccata nel cervello, o sotto l'effetto di qualche stupefacente. O magari...


ENTRI LA GIURIA

Samuel apre la fila. E' un bel ragazzo dall'aspetto un po' sciatto, fisico robusto e carattere deciso, un poco introverso; non lo direste mai che sia omosessuale.
Dietro di lui Adele, la giovane professoressa dai capelli sfatti che si era affacciata poco fa per vedere cosa stava succedendo. E' ancora in vestaglia, è ancora sfatta, ma si è messa gli occhiali. Entra tenendo le mani sui fianchi di Samuel, come in una sorta di strano trenino alunni-professori.
Chiude la fila il professor Delta.
Il professor Delta è un caso a parte. E' alto, talmente alto che per entrare nella stanza deve chinarsi leggermente; alle quattro di notte indossa gli stessi vestiti che indossa solitamente in classe: scarpe in pelle, pantaloni arancioni da commercialista, camicia e doppiopetto, con un paio di occhiali a montatura sottile come ciliegina sulla torta.
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>> No. 2734
IL MISTERO SI INFITTISCE?

Samuel ritorna dalla stanza di fianco giusto in tempo per vedere il professor Delta sfilarsi i boxer e sfatare un tabù: è proprio vero, il suo pisello è lungo 32 cm. (o almeno così pare ad occhio e croce). Ora resta solo da capire come facessero quelle studentesse a saperlo.
Comunque, ora non è importante.
"Che diavolo succede qui?" esclama Samuel, e ora la sua voce lascia intravedere un filo della sua vera natura.
"Entra e chiudi la porta, per favore" replica il professore, e Samuel fa come dice.
Torna a sedersi sulla sedia guardandosi attorno con fare circospetto, ma magari è solo per evitare di far cadere lo sguardo su quel pene enorme, cosa che gli farebbe fare la figura della checca.
Il resto della stanza invece, tutti gli sguardi sono fissi su quel coso.
"Allora, Michela? Penso che ti saresti svegliata, se avessi infilato questo nel tuo fragile e vergine corpicino, no?"
"Io... credo di si..." dice Michela, smarrita.
"Allora posso rivestirmi" dice il professore facendo per raccogliere i vestiti, ma la collega Adele lo interrompe.
"No! Professore, di lei si dice da sempre che abbia una grande verga, e oggi abbiamo potuto constatarlo, ma si dice anche altro. Alcune studentesse, le stesse che hanno descritto così accuratamente le sue pachidermiche misure, hanno anche detto che nonostante le dimensioni, lei sia delicato come uno schermidore, quando usa la sua sciabola."
ll professor Delta guarda la collega spazientito, sembra sul punto di prenderla e scagliarla giù dalla finestra per poi andarsene a dormire così, con indosso solo camicia e calzini.
"Vediamola in azione. Ci dimostri che non è stato lei!"
"Andiamo, tutto questo è veramente assurdo" sbotta Samuel, e il professor Delta lo indica e annuisce.
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No. 2727 hide watch quickreply [Risposta]
Che ne pensate di questo brano?

>> "Quelle lacrime portavano caldi rivoli di ombretto e mascara fino ai capelli.
Il suo vestito non era l’unica cosa ad essersi rotta quella sera, qualcosa dentro di lei si era spezzato in una maniera che non aveva contemplato nelle sue opzioni.
Niente di quello che era successo ne faceva parte. Era sconvolta dai suoi singhiozzi quanto dalla realtà dei fatti: l’illusione si era smorzata in un secondo, e tutte le sue convinzioni l’avevano abbandonata di colpo. Era tutto finto. Era tutto finito. O meglio, non era mai esistito se non nel suo castello di carte, dove quel giovane Fante continuava a fare la sua comparsa senza mai chiarire che non aveva intenzione di giocare al suo stesso gioco. O forse l’aveva comunicato, ma la Regina era troppo presa dal suo regno e dalla sua foga per far caso alla realtà. E la realtà era appena passata dal pesca delle sue guance e il turchese dei suoi occhi, al nero del trucco colato sul cuscino e al grigio di come immaginava il suo futuro prossimo.
Stava facendo ragionamenti che non osava nemmeno nominare. Forse avrebbe dovuto dormire, fingere che fosse l’ennesimo incubo. Ma i suoi occhi erano un mare in piena e la sua mente era diventata una spiaggia ormai deserta, popolata solo da quei pochi pensieri ribelli che osavano sfidare la sorte perché troppo folli per temere una morte precoce.
Il cellulare si illumina nel buio della stanza.
“Se davvero ti avesse voluta ti avrebbe presa”. Sua sorella cercava con tatto di farle capire che si trattava dell’ennesima storia dove lei combatteva più dell’altro, come era sempre stato, dall’adolescenza a questa parte.
“Tu non capisci. Lui…” E anche solo cercare di riesumare certi momenti la faceva scoppiare a piangere di nuovo, esaurendo ogni possibile liquido ingerito quella sera.
Avrebbe voluto cancellare quella serata. Quella settimana. O meglio, quell’intero periodo. Avrebbe voluto tornare a quando quel professore di mezz’età dalla barba rossiccia le aveva proposto il ruolo di sua assistente e lei aveva detto di sì. Sì per la carriera, sì per scollarsi di dosso i suoi genitori, sì perché era arrivato il momento di mettere in sesto la sua vita.
Ma non aveva sistemato nulla. Aveva messo in dubbio tutto ed era rimasta con niente."

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>> No. 2731
Interessante. Di sicuro, parecchio interessante


No. 2726 hide watch quickreply [Risposta]
Merita?


No. 2724 hide watch quickreply [Risposta]
Ho trovato questo blog di narrativa, l'autore pubblica una pagina al giorno della sua storia... per ora non è male ma è appena iniziato.

http://www.borderlife.it/
>> No. 2725
Hai fatto _davvero_ il giro di tutte le community italiane per dire di aver "scoperto" quel sito.

E te la prendi *davvero* tanto a male quando ti dicono che sembra scritto come il diario di un adolescente, per essere qualcuno che l'ha scoperto e non l'autore.


No. 2721 hide watch quickreply [Risposta]
La prima volta scappavo piangendo fuori dalla scuola. C'è sempre stato chi non voleva che la mia vita scorresse in pace e sempre ci sarà. Mi inseguivano per il gusto di farlo, compiacendosi a vicenda, per rendere le loro vite significanti in qualche modo, forse. Non ricordo nemmeno quale fosse il motivo che mi spingeva a correre, tanto le avrei prese comunque, prima o poi, ma quel giorno era diverso. Non piangevo soltanto per le cose brutte in cui la vita mi cacciava, piangevo anche per la delusione e soprattutto per la rabbia. Sta di fatto che la mia corsa si interruppe bruscamente quando imbucai un vicolo cieco. Ricordo che davanti a me c'era una recinzione, non troppo alta, non impossibile da scavalcare, ma ricordo anche che non pensai nemmeno una volta di superarla. Improvvisamente non avevo la minima voglia di rischiare di graffiarmi con il filo spinato malconcio posto in cima, di cadere dall'altro lato e sbucciarmi il ginocchio. Non avevo assolutamente nessuna volontà di rovinare la mia maglia impigliandomi nella rete rimanendoci appeso, mentre quei ritardati ridevano di me. Sì, quei ritardati. Improvvisamente la tristezza mi abbandonò. Lì, davanti a quella recinzione la paura se ne andò completamente, non so perché ma mi voltai con le guance ancora umide ma con lo sguardo sicuro. Quando arrivarono pochi secondi dopo dietro di me si misero a ridere, come sempre e piano piano si avvicinavano. Pregustavano il dolore che volevano iniettarmi nel corpo, la stessa cosa ma in un posto diverso. Con quello sguardo sorridente e imbambolato caratteristico dei minorati mentali, il leader degli imbecilli mi veniva incontro. Forse pensava come assestare il primo colpo. Magari un bel pugno sotto le costole per togliermi il fiato, o forse un bel diritto su un occhio. Beh no, non quel giorno. Da quando quella recinzione mi si era parata davanti il mio cervello aveva deciso che sarei stato io a divertirmi questa volta, ma questo lui non poteva saperlo. Si avvicinava sicuro di sé in un atteggiamento tipico di chi non ha quasi mai capito nulla. Un passo a destra, uno a sinistra, forse non sapeva da che lato colpirmi per primo o forse era solo disorientato nel vedermi fermo, immobile. Ancora un passo nella mia direzione, due, tre. I nostri volti sono ormai a un metro di distanza e fu al quarto passo che scattai. Non fece in tempo a riappoggiare il piede che il mio pugno chiuso lo colpiva con violenza tra il naso ed il mento, dritto nei denti. Caricai velocemente il braccio e non fece in tempo a difendersi in nessun modo. Ricordo la strana sensazione nel colpirlo, nel sentire il mio anello rompergli il canino, nel vederlo indietreggiare con le mani a coprirsi la bocca. Ma non era quello il momento di esitare, pensai, e prima ancora che quell'animale riprendesse coraggio gliene arrivai un altro. Questa volta lo colpii sullo zigomo sinistro, dove le sue mani non arrivavano a coprirsi il volto. Cadde a terra, sanguinava, iniziò a piangere. Se ne stava per terra a fare quello che avrei dovuto fare io, frignava e sanguinava, sanguinava e frignava. Forse quello era il momento in cui le persone incominciano a sentirsi in colpa, a pensare di avere esagerato, so solo che così non fu per me. Il giorno dopo il sole non c'era più ma io mi sentivo bene, non potente, non importante, semplicemente bene. I suoi amichetti con più anni che neuroni dietro di lui intanto se ne corrono via ed io volevo ad ogni costo continuare ad usare il dolore come metodo di insegnamento. Faccio qualche passo avanti e gli tiro un bel calcio. La punta della mia scarpa che lo colpisce proprio sotto lo sterno. Sento che gli manca il fiato, smette di piangere, fa silenzio per qualche secondo mentre cerca di ritrovare il respiro. Annaspa, allarga gli occhi, spalanca la bocca e fa silenzio. Io non riesco a trattenere un sorriso mentre le sue mani cercano con forza di aggrapparsi al terreno. Il giorno dopo il sole non c'era più ma io stavo bene, lui ritrova l'ossigeno e ricomincia a singhizzare, più forte di prima. Guardo la terra sporca di sangue, mi volto, guardo la recinzione, la recinzione mi guarda, me ne vado.

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