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No. 2543 hide watch quickreply [Risposta]
Sono sul mio lettino. Il dottore che si occupa di me è seduto su una poltroncina rossa. Mi guarda e si schiarisce la gola.
« Lei è conscio del fatto che in questa stanza non c'è nessuno? » mi chiede.
Fitta allo stomaco. Sollevo la schiena di quarantacinque gradi e lo fisso negli occhi.
« Cosa intende dire? ».
Sono esterrefatto.
« Intendo dire », si sistema gli occhiali sulla punta del naso, « che questa stanza è vuota ».
E all'improvviso il dottore scompare.

Le pagine del libro che ho in mano sfrigolano di piacere mentre le sfoglio. Le accartoccio per godermi il suono.
A volte dormo per il freddo, altre per far passare il tempo. Non è sonno, è non voglia di rimanere sveglio.
Chiudo il libro e lo appoggio sul comodino. Intollerabile, quel comodino.
È come se dormissi sempre, anche da sveglio.
Oggi mi va una sigaretta. Ma io non fumo. Voglio dire, non sono io a fumare. Mica vado a fuoco. È la sigaretta che fuma.
Il soffitto mi fissa. Stupido soffitto. Mi chiudi in questo cesso di stanza e impedisci che mi piova in casa. Buona, fresca pioggia dritta sulla faccia; mi crogiolo nell'idea. Come se te l'avessi chiesto, di proteggermi.
Ma non sta piovendo. Credo. Non vedo niente. Forse aprire la finestra aiuterebbe. Il solo pensiero di toccarne il vetro mi fa tremare di freddo e terrore. Se l'aprissi, come minimo dovrei tornare a dormire per recuperare il calore.
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>> No. 2545
Bella, anche se non voglio andare a controllare mi ricordo che l'avevi già postata (molto) prima
>> No. 2578
rimane sempre la mia preferita. moar!


No. 2574 hide watch quickreply [Risposta]
-Salve, sarei Neumann Volbert.-
La donnona appollaiata sulla sedia nella gabbiotto dei dipendenti aggrottò le sopracciglia e fece scorrere la rotellina del mouse, cercando nello schermo del computer il mio nome in chissà quale lista che le veniva riflessa sulle lenti degli occhiali, fin quando non disse perplessa:
-Neumann con quante enne?-
-Due enne: M-A-N-N.-
Sul computer erano posti due piccoli pelouche di cani, uno rosso e uno blu, con un cuore nel mezzo del muso. Notai poggiata alla postazione del pc, accanto ad una vuota e accartocciata confezione di patatine fritte, una foto con i primi piani della donna assieme ad un uomo ancora più grasso, entrambi animati da un sorriso sincero e suino. Mi chiesi quale razza di vita potessero fare i due, considerando che lei se ne stava bloccata da mattina a sera in un ufficio della Coalizione, probabilmente sottopagata. Questo genere di cose mi ha sempre un po' impressionato e intristito, così cercai di ignorare.
-Eccoti, ti ho trovato. Volbert Neumann. Mi puoi dare un documento?-
Avevo ventidue anni, sì, ma non mi andava a genio che una sconosciuta mi si rivolgesse con il tu. Le risposi un po' irritato:
-Sì, certo.- E le porsi la mia tessera ID attraverso la fessura in basso della vetrata del gabbiotto.
La ispezionò un momento; impressionatasi un poco mi lanciò un'occhiata. Dopo essere tornata a trafficare sulla tastiera mi disse con tono disinteressato, senza rivolgermi lo sguardo:
-Sei del 27, piuttosto giovane per questo genere di cose... Da quale compagnia vieni?-
-Dal blocco NECA di quinta classe nella vecchia Germania, compagnia Escathon.-
-Fortunello.- Commentò amaramente lei, continuando a tastare.
D'un tratto ruotò la sedia e si rivolse ad una stampante che aveva appena iniziato a rumoreggiare, da lì prese un tesserino e me lo passò dalla fessura. Lo esaminai un momento: era molto duro e sottile, con un chip di rilevamento in micro-lamine visibile dall'esterno. La superficie era bianca e i testi neri, dal font molto fine: Volbert Neumann, nato l'undici giugno 2027, residente nella North European Civil Area, compagnia Escathon, quinta classe. Laurea in psicologia analitica. Professione/impiego attuale: servizio militare (professionale). In alto a destra troneggiava il simbolo della Escathon, una croce a tre punte inscritta in una circonferenza.
-Devi poggiartela al petto, poi si stacca e fluttua da sola, come gli occhiali.-
Mi guardava con uno sguardo triste, ma anche di intesa.
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>> No. 2575
>>2574
Bella OP. Continua in qualche modo?
>> No. 2576
Era impressionante quanto potessero apparire squallidi e desolati i blocchi europei ancora sotto l'amministrazione della Coalizione. Quell'ufficio di individuazione probabilmente era dell'ex Francia, dato che mi trovavo a ovest del Reno: di certo non potevo ricordarmi i confini esatti di quella nazione, ho studiato davvero poco la geografia storica europea. Lo spiazzo davanti all'ufficio, il quale fungeva da parcheggio per le vetture a combustione dei residenti, era deserto e lungo le strade che lo affiancavano non vi era un solo veicolo in movimento. I lampioni elettrici illuminavano debolmente e senza dubbio non vi erano istallazioni di riscaldamento aereo, dato il freddo che faceva. Diedi un'occhiata all'orologio: erano le nove di sera, dovevo trovare un punto di accesso per i nastri pedonali sotterranei, ammesso e concesso che laggiù ne esistessero. Presi la mia valigetta e iniziai a vagare a piedi per strade asfaltate con marciapiedi deformati e impraticabili.
I palazzi, esteticamente orribili, grandi e popolari, erano resi vivi da pochissime luci.
-Chi può se ne va...- Sussurrai io, per poi portami le mani (disgraziatamente senza guanti) alla bocca, cercando di riscaldarle con l'alito.
Da quelle poche luci tra i complessi edilizi provenivano alcune urla di donne arrabbiate, lo sbattere dei piatti in porcellana a lavare, gridolini e sghignazzate di bambini, vecchi televisori fisici con il volume altissimo.
Mi credevo già in quelle casette a litigare con una moglie sciupata in viso reclamando il pranzo, oppure a fissare l'umida carta da parati in un vergognoso silenzio... Mi sembrava di sprofondare nell'odoraccio di una vecchia poltrona a molle intento trovare la frequenza giusta per guardare le partite di calcio nei settori americani, oppure ancora d'arrivare a voler di dormire per dimenticare, per dimenticarsi.
-Che cosa triste! Sono un tipo troppo sensibile, devo distrarmi.- Pensai io.
Camminando misi una mano nella tasca del mio giaccone nero cercando il mio palmare, desideravo ascoltare un po' di musica. Lo trovai, ma non trovavo invece le cuffie a bassa frequenza: senza di quelle non potevo sentire proprio niente. Mi fermai, poggiai la valigia e misi la mano nell'altra tasca, nulla. Mentre con modesto sgomento realizzavo di aver lasciato le cuffie tra le ignote cavità della borsa notai un manifesto blu attaccato al palazzo dall'altra parte della strada. Questo riportava
con grossi caratteri bianchi “CFUN”. La sigla era assai scolorita, così come la maggior parte del cartello. Mentre sorridevo pensando a quanto finemente quelle lettere sbiadite rispecchiassero lo stutus di impotenza in cui versava la Coalizione mi accorsi di una grossa fonte di luce che si avvicinava alle mie spalle. Mi voltai stupito: era una vecchissima macchina bianca, una “ford” dalle forme tondeggianti e antiquate, con un cartellino nero sul tettuccio. Distinsi su di esso quattro lettere: TAXI.

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>> No. 2577
Alzai il braccio come se dovessi fare una domanda a scuola, ma il conducente mi superò ignorandomi. Rimasi immobile, con la mano alzata. La vettura inchiodò di colpo, poi si affiancò a me in retromarcia. Il finestrino si abbassò e, come un sipario, mostrò lentamente il viso del conducente. Aveva circa sessant'anni, carnagione ispanica, grandi occhi scuri. Era calvo, grassoccio e portava dei baffi foltissimi e cespugliosi di un grigio scurissimo.
Fissandomi incredulo disse:
-Vuole... Cioè lei vuole davvero che la porti da qualche...-
I suoi grossi baffi coprivano la bocca quasi completamente, tanto che si notava più il movimento oscillante dei baffi che quello delle labbra.
-Ehm, sì, non è un “taxi” questo?- Chiesi allora io, confuso.
L'uomo, che ancora non aveva tolto le mani dal volante, mi fissò per un istante, poi rivolse uno sguardo torvo e pensieroso al terreno, poi si rivolse di nuovo a me e disse:
-Certo, ha ragione, si accomodi.-
Il suo inglese era corretto ma si sentiva chiaramente un marcato accento francese.
Cliccò un tasto sulla cloche elettronica, datata e sporca, aprendo lo sportello posteriore. Questo slittò spinto dai pistoni idraulici verso l'alto.
Entrai, mi sedetti e lo sportello si riposizionò emettendo dei leggeri fischi. L'abitacolo era stretto e scomodo: non si potevano stendere le gambe e la mia testa quasi sfiorava il tettuccio. Nonostante ciò l'ambiente risultava gradevole, accogliente, umano. Quasi mi venne da ridere quando vidi un preistorico specchietto retrovisore sopra la testa del conducente, ma proprio da lì mi accorsi che mi stava guardando con gli stessi occhi stupiti di prima.
-Dove la porto?-
-Alla stazione del blocco NECA di sopraelevati magnetici.-
Annuì con la testa continuando a guardarmi, notai che gli caddero gli occhi sul mio tesserino ID.
Partimmo.
Muoversi in quel tipo di vettura era più piacevole di quanto credessi, soprattutto di notte: le luci colorate delle strade scorrevano sui vetri deformandosi e prolungandosi, danzando e oscillando davanti ai miei occhi. Era inoltre molto gradevole provare il tepore dovuto al riscaldamento elettrico pensando invece al gelo esterno, guardando i vetri appannarsi. Il conducente mi lanciava sporadicamente delle occhiate di palese timore, ma il suo viso bonario era tutto tranne che inquietante, poi improvvisamente disse:
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No. 2569 hide watch quickreply [Risposta]
[Sessione di scrittura collettiva, 01-12-2012]
Questa è per te, Osvaldo.

ODE A OSVALDO

C'era una volta, in una cantina buia
un anon che fappava furiosamente, illuminato dal solo schermo del suo computer, e dai cazzi che ivi si muovevano dentro larghi culi anonimi dai nomi di pasticcino come Riri.
Un giorno, la sorellina di dodici anni e mezzo di questo triste figuro, decise di avventurarsi nello scantinato dove il fratello era solerte passare le nottate. Mai decisione fu più felice, ovviamente per il fratello. La sorellina, era in procinto di aprire la porta della cantina, quando udì la voce del fratello. Decise quindi di fermarsi ed origliare (pensando "Ho dodici anni e che cos'è questo?"). Ciò che udì la sconvolse.
«MI PIACCIONO I PONY!», esclamò infatti (USER WAS BANNED FOR THIS POST). A quel punto la sorellina scoprì che aveva qualcosa in comune col fratello che credeva ormai assuefatto al computer, dato che anche lei era una grande fan del cartone animato. Al chè aprì la porta e vide che dentro c'era un piccolo uovo che non ricordava come schiudersi, poi visitò diochan e decise di non schiudersi mai più. Il mondo era troppo negro per lui, che già si sentiva oldfag, poi conobbe Anonymo il ratto ebreo e comprese di non essere un oldfag, ma solo un permabannato. Preso dalla rabbia contro il ratto ebreo, iniziò a studiare lolhack e divenne bravissimo. Ben presto diventò un vero acher richiestissimo nel dipuèb. Acquisita conosienza necessaria per attaccare il divin canale, decise di fare la sua mossa.
Uovanon, decise di attaccare il ratto ebreo tramite comuni ping da linea di comando, infischiandosene delle prestazioni, si rese conto però di non conoscere il comando esatto per fare il ping dal suo nuovissimo Macbook Pro Retina, allora ne approfittò per chiedere su NIU_._CHAN. "Raga, ho comprato il Mac e non so come fare il ping, qualcuno me lo dice? Voglio cracchiare diochan,10 punti al migliore". Marcoz, circondato dai suoi anon urlanti "noi siamo il chan dell'ammore" lo bannò con una scritta personalizzata "I macfag qui non li vogliamo, vai a chiedere a Siri". Questo scatenò la sua ira, così tanto da fargli aprire TextEdit e fargli aggiungere NIU_._CHAN al file "siti da cracchiare.rtf".
Come ogni degno eastereg da applefag, il file "siti da cracchiare.rtf" al suo interno si trasformò alla sola comprensione che v'era la parola NIU_CHAN. Divenne infatti il Principe di Bel Air. Proprio così. Il file si trasformò in un file "belairprince.ico", con il faccione di willosmitto tutto ridente. L'anonimo sospettò di avere preso un virus che si riproduce inesorabile, allora portò il suo Mac in un Apple Store dove un Genius, per la modica cifra di 100 abufinzi d'oro zecchino, gli diede un'occhiata per scoprire il problema, dopo il lauto pagamento della riparazione fuori garanzia. Poi, con l'intenzione di farsi spottare e di prenderlo per il culo, gli LASSIE il copypasta del tecnicoapplefag.
Comprendendo di essere stato raggirato, inculato, e di aver fatto i pompini ai commercianti, l'uovo principe di bel air cominciò a sbattere i piedini, e divenne un uovo sodo. "Oh no! - pensò - Ora non potrò più schiudermi come ho sempre sognato di fare!"
Preso dallo sconforto e visto che era sagatto decise di andare alla ricerca del ratto ebreo, la vera causa di tutto questo. Voleva spottarlo IRL, quindi chiese alla diochan army di aiutarlo. Inevitabili furono le cascate di salvia sul suo mesto capo, seguite da repost di vecchissime immagini prese da 4chan. L'unico modo per ottenere l'aiuto del divincanale fu postare foto della sorellina, cosa che suscitò molti cazzi barzotti tra gli utenti e tra i Gargiuli, che infine, dopo aver sburrato secchielli, decisero di aiutarlo, ignari del fatto che anche Gargiulo in persona aveva notato la cosa, e che stava già preparando manette e festafurgone. Implicando che gli anon volessero aiutarlo, gli rivelarono che in realtà il ratto ebreo viveva in quel di Gerusalemme. Dopo aver insultato il grammarnazi della situazione vi si recò. Ma lì trovò una scena orripilante, quasi incredibile. L'esercito israeliano, a conoscenza del suo arrivo, si organizzò e si dispose a catenaccio sotto l'oscura magione di Anonymo, intonando "L'Inesistente di DioChan" come loro Sacro Inno. La battaglia sembrava disporre in campo forze impari, ma qualcosa accadde, non era Necro però. Si venne a scoprire che in realtà l'esercito israeliano era composto da anon. Ciò implicava che tutti gli anon fossero ebrei. E se tutti gli anon erano ebrei, anche lui lo era, il sillogismo non dava scampo (tranne per Stormfrontfag, che lo era solo in parte, e dall'altra negro). Uovanon improvvisamente si rese conto di essere quindi egli stesso il ratto, ma non solo, tutti gli anon erano in realtà il ratto ebreo. Tutto ciò però non spiegava il ruolo di Marcoz nella vicenda: era anche lui un ebreo? La risposta era chiara, era ovvia, tragica:" «S...ABBIA.». Uovavon, decise quindi di tornare in Itaglia, patria della negritudine linguistica e sociale, e farsi corrompere con un account Gold di Diochan.
Allora il GANGAN STAI cominciò a suonare a tutto volume mentre DJ Sterpy Sound alla console animava la festa suonando come i migliori diggiei sanno suonare. Anonimi e anonime fecero FESTA DVRA senza paura fino al giorno dopo, scopendo e colpendosi a vicenda tra fiumi di sborra, merda e piscio. Poi venne baltusshi e arrestò tutti per desidelio di polno e impose il derpy sound come inno nazionale. Solo una persona si oppose a questo, la loli sorellina di uovanon, ormai diventata regina di diochan e camwhore che poteva vantare over novemila cazzi duri provocati nel canale. E comunque la sorellina non aveva mai notato derpy hooves nelle puntate del cartone, per questo si oppose al suo sound come inno, decise quindi di lolnazimoderare il canale con il dildo di ferro e salvia, dichiarando fuori legge misa e tutte le bdp sopra ai 13 anni e non flatchest, specialmente quel capodoglio di NECRO. Solo una persona poteva salvare il canale da una loli fuori controllo: GARGIULO. Il quale, sfortunatamente, stava ancora sburrando sulle foto della sorellina loli di Uovanon (che nel frattempo per motivi 2deep4u, era finito nello shaker proteico di un anonimo fitfag non meglio identificato), al sicuro dentro il suo festafurgone. MA L'ITALICO SPIRITO DEI GIÀ CITATI ANONIMI TORNÒ A PULSARE NELLE ANONIME VENE, E RESPINSERO LA BALILLICA NAZIMODERAZIONE COME FECE L'ECCELLENTISSIMO DVCE, CHE VIVE E LOTTA CON LORO. La naziloli si difese a colpi di frusta dominando gli anonimi come una dominatrix vissuta, ma Gabbo risorto decise di fregarsene ed andare a tifare la Lazio, chiedendosi cosa ci facesse quel mangiacrauti di Klose al posto del VIRILISSIMO DVCCE, questo fu abbastanza per scatenare l'ira di Anonimo, che al grido di LOLCALCIO uscì il pesce caminatore di Gyo, giusto in tempo per essere arrestato da Gargiulo per tentata violenza su loli indifesa e portato via per sempre dove diventò la puttanella di un negro superdotato di nome MOTUMBO BALOTELLI. Poi tutti fecero pace e andarono alla banca.
E alla posta.
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>> No. 2573
momento momento momento.... intendi osvaldo paniccia?


No. 2560 hide watch quickreply [Risposta]
Lunedì 3 Dicembre 2012, ore 04.10
Hegang, Manciuria nord orientale

Il primo a svegliarsi fu Xi-Liao, si aggirò per la camerata preparandosi in silenzio, per non svegliare ancora i suoi tre compagni; vedendoli dormire decise che erano un gruppo veramente male assortito. Pedro, un infimo ricettatore del 3° livello, Hanna, una prostituta con le caratteristiche di un pugile e il cervello di un tecnomedico, Scott, l’unico solitario al mondo con una fidanzata ed infine lui, Xi Liao un soldato con giusto gli otto mesi d’addestramento sulle spalle.
I Quattro erano stati reclutati due anni prima da un ufficiale della sezione di sicurezza della Japan space tecnologic, una corporazione paramilitare che si occupava di tecnologie spaziali. Avevano svolto dapprima piccole operazioni di sabotaggio e disinformazione, per poi venire riuniti sotto il comando del colonnello Spetz. Con lui compirono due missioni, roba da niente, il recupero di un ingegnere della JST e un furto ai danni del servizio segreto arabo.E di un furto doveva trattarsi anche questa terza missione. “Lo farete voi perché siete i migliori!” Aveva annunciato Spetz, e la stronzata era scappata via dalla sua bocca con la velocità di un fulmine, cercando la più vicina finestra per uscire all’aria aperta il prima possibile. I migliori! Ma chi ci credeva?! Nessuno.
Alle cinque meno venti il colonnello piombò nella camerata, la sua voce tuonò in tutto il piano, ormai deserto, della caserma. Gli altri tre si alzarono bestemmiando. Nel freddo dello stanzone s’infilarono i vestiti come automi, e, senza scambiarsi la minima parola si avviarono tutti e cinque verso la sala di collegamento. Un pensiero s’insinuò nella mente dei quattro quasi contemporaneamente, ancora un giorno di missioni per poi tornare alle proprie, squallide, vite.
La stanza di controllo era avvolta da un gelo strano, come di ghiaccio secco, il ronzio dei computers era l’unico rumore percepibile. Già al lavoro dietro la consolle, il tenente Hito rivolse ai nuovi entrati giusto un cenno di saluto. Quello era il luogo nevralgico dell’operazione, da lì Hito sarebbe stato in collegamento diretto con loro e con un satellite puntato sulla villa che dovevano attaccare, fornendogli le indicazioni per portare a casa la missione e la pelle. Xi, Hanna, Pedro e Scott oltrepassarono la stanza per arrivare all’hangar degli AV-6. Un’ora di volo e poi tutto sarebbe finalmente iniziato. A bordo del veicolo corazzato il rumore e il freddo erano quasi insopportabili. Spetz, in piedi in mezzo a loro, stava spiegando gli ultimi dettagli della missione. Si sarebbero lanciati in una radura a sud di una villa, per poi, aprendosi un varco nella recinzione elettrificata, penetrare all’interno della villa e scaricare un programma, Come secondo obiettivo bisognava catturare un certo Rioshi, il tecnico a capo del progetto.
L’AV sobbalzava mentre si stava avvicinando alla zona di lancio. Tutti si guardarono negli occhi, erano vestiti con la classica tuta mimetica lamellare, che proteggeva la parte superiore del corpo, il passamontagna e l’elmetto. Tutti controllarono le proprie armi, un mitra leggero H&K 2103 da 9mm e una Glock mod. 22 cal. 9mm.
“Dieci secondi al lancio!”
Dal portello entrava l’aria gelida dell’alba, i quattro erano in fila, pronti a lasciarsi andare nel vuoto, cinque secondi, nessuno fiatava, Spetz li squadrava uno ad uno attendendo che il sottufficiale addetto desse loro la luce verde. Quattro, tre, due, uno. Scott fu il primo, si lanciarono tutti come fazzoletti nel vento. Avevano fatto tutti decine di lanci, ma ogni volta si provavano sensazioni completamente diverse. I paracadute si aprirono ad intervalli uguali al lancio, tranne quello di Hanna. Gli altri tre seguirono il loro tecnico che precipitava nel vuoto, impotenti la videro accelerare verso gli alberi, sempre più veloce. Hanna vide gli alberi che si avvicinavano, freneticamente cercò di aprire il paracadute, ancora, e ancora. Ormai si distinguevano le foglie, uno strattone le fece capire che finalmente il paracadute si era spiegato, a pochissimi metri dai rami. Le fronde le frustarono tutto il corpo, ma il problema fu il terreno, duro, che per poco non le fracassò le gambe. Zoppicando fece su il parapendio e cercò di orientarsi nel bosco, ormai era impensabile raggiungere gli altri nella radura, sarebbero spariti prima del passaggio delle guardie sulla jeep, prima del suo arrivo. Si avviò al punto di randez-vou presso la rete, la gamba destra faceva male, ma non le impediva di muoversi, veloce e sicura, nel bosco. Li trovò gia lì, intenti ad osservare la casa. Dal loro punto d’osservazione, ad est, la villa appariva come una fortezza. Due piani, due finestre al primo e tre al secondo, il resto, pietra. Al pian terreno, proprio al centro della villa, troneggiava una porta, subito dopo quattro gradini in discesa. “Acciaio” il tono perentorio con cui Xi aveva pronunciato quella parola diede agli altri l’idea di cosa si dovevano aspettare e le due telecamere poste ai lati del portone completarono l’opera. Il pensiero che al di là della porta potesse esserci qualsiasi cosa che, dopo essersi goduta lo spettacolo di loro che scassinano le serrature alla TV, li avrebbe fatti semplicemente in pezzi con chissà quale arma, fece venir voglia loro di girarsi ad andarsene mandando a fare in culo Spetz e quella maledetta villa. Si riuscivano ad intravedere inoltre due guardie nel posteggio, a nord della villa. Erano appoggiate ad una jeep Willyx armata di un Barrett-Arasaka gaitling 20mm, due metri e venti di mitragliera, per nulla rassicurante se ad averla sono i cattivi.
“Hanna apri un cazzo di varco in questa rete!” si fece sentire la disciplina di Xi, è lui che praticamente ha preso il controllo dell’operazione. Il commando è all’erta mentre il tecnico crea un’apertura nel recinto che frigge nell’umidità del mattino. Una volta all’interno i quattro soldati si aprirono a ventaglio per capire meglio la struttura della villa, Xi e Scott si avviarono lungo il recinto. Protetti dagli alberi scorsero tre guardie nel parcheggio mentre Hanna e Pedro si avvicinavano all’ingresso del seminterrato per disattivare le telecamere. Una rapida occhiata tra loro sancì il momento di entrare in azione. Purtroppo l’imprevisto non si fece attendere e Hanna, inciampando su di una radice, capitombolò nel prato. Il gelo avvolse i quattro mentre le due guardie del posteggio accorsero armi in pugno. I colpi da nove millimetri saturarono l’aria. L'incursione ormai aveva perso il fattore sorpresa. Xi, da dietro il suo riparo, fece eruttare al suo H&K tutti i colpi nel caricatore. La raffica colpì in pieno la guardia più vicina segandogli in due la gamba sinistra, mentre la seconda guardia apriva il fuoco verso Hanna inchiodata ancora a terra dallo shock. Ma il commando è composto da quattro persone, mentre la guardia è rimasta sola. Scott decise che era il momento di intervenire e, uscendo dal suo rifugio con la Glock in pugno, sparò tre proiettili in rapida successione verso il torace della guardia. Appena il tempo di vedere l’uomo andare a terra che un colpo, con la forza di un maglio, gli risucchia l’aria dai polmoni. Non vede chi gli ha sparato, ma sa che viene dalla sua sinistra, dal colonnato. E’ ancora Xi, che invece ha visto il lampo dello sparo, a freddare l’uomo nascosto con un preciso colpo tra gli occhi.
I quattro sono ora bloccati sulle loro orme. Hanna davanti alla porta si sta rialzando, con Pedro in copertura, Xi a controllare il giardino da dietro la sua arma, mentre Scott in ginocchio sta riprendendo fiato, il corpetto ha assorbito la maggior parte dell’urto, ma il dolore è in ogni caso molto forte.

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>> No. 2563
“Cazzo tutti a terra!” Il primo a rendersi conto di quello che stava accadendo fu Pedro. Una specie d’orso apparve dall’ingresso del seminterrato imbracciando un Barret-Arasaka. La fiammata che eruttata dalle canne della mitragliera mascherò completamente l’uomo. Tutti sentirono i proiettili da 20mm ronzare nell’aria come calabroni, Hanna sentì qualcosa colpirle l’elmetto e mandarlo in frantumi, e tutto divenne confuso, scuro. Non percepì nemmeno i due colpi che si conficcano nel braccio sinistro, penetrando nei tessuti, rompendo le ossa. Sdraiati a terra, col ronzio ancora forte negli orecchi, gli altri riuscivano solo a pensare come salvarsi il culo, quando, improvvisamente un’esplosione scosse il terreno, e frammenti di metallo e carne invasero lo spazio, colmando l’aria. Fortunatamente per loro il gaitling inceppato è esploso riducendo la guardia in un ammasso irriconoscibile.
Appena pochi minuti erano passati dall’inizio dell’operazione, e il gruppo già aveva perso il proprio medico sul campo, Hanna, infatti, era in piedi e fissava il vuoto, tra poco l’adrenalina avrebbe lasciato spazio al dolore e lei sarebbe svenuta.
“Pedro! Cerca di fare qualcosa per Hanna! Scott ed io vediamo se dentro è sicuro! Routine un cazzo”
I due si avvicinarono alla porta, uno per lato, Scott spianava il mitra e Xi guardava: “Un corridoio, tre metri, subito qui a destra una scala scende, poi una porta ad una decina di metri e poi un'altra in fondo. A circa tre quattro metri dal fondo c’è un muretto al torace. Sul tuo lato c’è una scala che sale e altre due porte di fronte a quelle del lato destro.”
Pedro, intanto, teneva il mitra con la destra e con l’altro braccio reggeva Hanna “ Le ho dato un po’ d’endorfina e bloccato l’emorragia, tra poco sarà in piedi da sola, ma di sicuro non potrà combattere.”
Il piano sembrava deserto, le guardie ai cancelli non sarebbero intervenute, ma tra poco sarebbero arrivate quelle a bordo della jeep.
“Pedro mettiti qui, lascia Hanna contro il muro e spara a qualsiasi cosa scenda dalle scale”
Scott e Xi erano arrivati all’altezza delle prime due porte quando una raffica di H&K li fece girare, Pedro ne aveva abbattuto uno che stava salendo arma in pugno. Un urlo, fortissimo, li fece ridestare dallo spavento, e quando si rivoltarono videro uscire dalla cucina i due cuochi, con i coltelli che roteavano in alto sulle loro teste. Per un attimo Scott fu incapace di reagire, ma Xi, appena dietro e a lato, alzò il mitra e li stese.
Le porte di prima si rivelarono essere gli ingressi della cucina, dei dormitori, dell’ufficio di un certo Henry Mc Evans, probabilmente il capo delle guardie, e della sala di controllo dove i due uomini alle consolle non opposero alcuna resistenza.
Finalmente erano dentro, Hanna stava ormai in piedi grazie alle droghe. Decisero che sarebbero scesi al secondo livello sotterraneo, dove i dati indicavano l’ubicazione del computer protetto di Rioshi, prima che Hanna perdesse quella poca lucidità che le era rimasta. Arrivati nella cantina si trovarono una porta che si aprì con relativa facilità.
“Sappiamo che siete lì dentro, uscite e arrendetevi e non vi sarà fatto alcun male!” Tuonò una voce dall'alto.
“Andate a fare in culo!” Sulla elle del culo di Scott una flashbang rotolò giù per le scale. Quattro, tre, due, uno. L’esplosione fu devastante e fu subito seguita da tre persone che irruppero, con i mitra spianati, nel locale.
“Ehi capo, qui non c’è nessuno”
“Come ness…..”
Le porte della sala computer si aprirono silenziose e i mitra del commando ruppero quella quiete inaspettata per falciare le tre guardie beatamente appostate, quasi a farlo apposta, davanti alla porta stessa.
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>> No. 2565
Ciao, molto carino!
>“Lo farete voi perché siete i migliori!” Aveva annunciato Spetz, e la stronzata era scappata via dalla sua bocca con la velocità di un fulmine, cercando la più vicina finestra per uscire all’aria aperta il prima possibile.
qui ho lollato.
Ho letto la prima parte e stasera mi leggerò la seconda.
Permettimi di darti un paio di consigli:

>...sicurezza della Japan space tecnologic, una corporazione paramilitare che si occupava di tecnologie spaziali.
Si capisce che è una corporazione paramilitare che si occupa di tecnologie spaziali(dal nome e da quello che succede dopo), puoi anche toglierlo!
Quando descrivi i personaggi lo fa in fretta e furia. Tanto vale non farlo! Lascia trasparire il loro carattere da cosa succede dopo. Al massimo descrivili fisicamente.

>“Hanna apri un cazzo di varco in questa rete!” si fece sentire la disciplina di Xi, è lui che praticamente ha preso il controllo dell’operazione.
qui hai fatto casino coi tempi verbali.

>....con un preciso colpo tra gli occhi.
evita frasi del genere; un colpo in mezzo agli occhi è per forza PRECISO. togli gli aggettivi inutili.
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>> No. 2572
Grazie, i consigli sono sempre accetti.
Ammetto che il testo sia scritto coi piedi. In realtà doveva essere il diario di un'operazione in Cyberpunk, il Gdr. Dopo averlo scritto l'ho tramutato in racconto e ovviamente mi sono incasinato coi verbi(era tutto al presente e li ho modificati velocemente). Avrei dovuto riscriverlo di sana pianta. Lo farò. un Grazie ancora


No. 2558 hide watch quickreply [Risposta]
E così E, animata da rinnovata decisione e immane coraggio, poggiando le mani sulla ruvida e pietrosa superficie del portone e dilungando busto e gambe all'indietro, iniziò a premere con tutte le sue forze. Quando una sua prestante gamba, prolungata e irrigidita dal grande sforzo, dopo aver pressato il terriccio retrostante perdeva appiglio e scivolava arretrando, già l'altra si posizionava con autoritaria fermezza: con quei primi lenti e faticosi passi, contrapposti al grande e terribile varco, E celebrò il suo ultimo viaggio, il più mostruoso pellegrinare che un viaggiatore possa mai vivere nei suoi incubi, il conflitto più orrendo e carnefice che un soldato possa disertare. 
Quando il portone si aprì come il tendaggio d'un sipario, quel mostruoso pellegrinare e quell'orrendo conflitto, trascinandosi l'un l'altro e costituendo assieme uno spettacolo al contempo maestoso e spaventoso, animarono all'unisono gli occhi di lei, illuminati da crescente clamore.
>> No. 2559
Masse di uomini, vecchi, donne e bambini, vagavano riversi su territori scuri, brulli e aridi, schiariti debolmente da un sole reso fioco dalle vulcaniche nubi provenienti da sud e dalle fitte nebbie provenienti da monti di Acr. a nord. Ogni individuo era miserevolmente povero, vestito di stracci o completamente nudo, e appariva più morto che vivo. Madri violentate e sgozzate giacevano ai piedi di fatiscenti minuscole capanne di pietra e di legno, e a loro volta sulle fredde braccia di quelle donne, un tempo calde e materne vi si trovavano neonati intenti a sorseggiare da seni bianchi e da tempo esangui; vecchi lasciati morire di fame e di freddo al termine di un'intera vita di violenze e di sete; vergini sfigurate e arse vive secondo i dettami della più grande effige alla vita: il santo Maelegeton.
>> No. 2566
non hanno senso però mi piacciono. moar


No. 2547 hide watch expand quickreply [Risposta]
Una ragazza si stava masturbando sul letto, e i piedi erano sotto la coperta. Il cane della famiglia si avvicina e sale sul letto, riuscendo a cogliere in qualche modo ciò che stava succedendo, e si mette a cercare di fottere la coperta.
La ragazza vuole fermarlo, però sta per avere un orgasmo.
Il cazzo del cane si trova improvvisamente tra le sue dita dei piedi, lei si ferma un attimo e cerca di toglierlo.
Ci pensa su un attimo e trova che ciò che sta accadendo in realtà le piace.
Riprende a sditalarsi e inizia a toccare la pancia del cane con il suo piede, poi il cane ricomincia a inserire il cazzo tra le sue dita. Lei finisce di masturbarsi con un orgasmo intenso, poi usa i piedi per massaggiare il cane, per poi andare in bagno camminando sui talloni per pulirsi i piedi.
2 posts omessi. Clicka Risposta per vederli.
>> No. 2551
>>2547
Secondo me sei stato troppo diretto, stile troppo giornalistico. Prova a dettagliare maggiormente.
>> No. 2552 SALVIA!
È una merda di copypasta io bono.
>> No. 2553
>>2547
Bukowski, sei tu?
>> No. 2555
me l'ha fatto venire d'adamantio
>> No. 2564
scritto coi piedisporchi di sperma


No. 2544 hide watch quickreply [Risposta]
Vani e brevi,
mortali tra gli eterni
scalpitano e muoiono i plebei
disidratati dalla fretta;
gli artisti e i saggi, - buon sensati,
si allontanano dallo scempio e mirano al domani.
Corda tesa fra oltreuomo e bestia io
barcollo e tremo
come un’insipida verità.
>> No. 2557
Linfa vitale.
Un po' più Nietzsche qui, che non fa mai male. Grazie.


No. 2556 hide watch quickreply [Risposta]
In un'epoca di grandi rivoluzioni, grandi uomini, grandi conquistatori, doveva nascere una persona come me.
Diversa da tutti, sconosciuta, ma destinata a perdurare nelle ere, per infiniti eoni.
Ho donato tutta la mia vita alla ricerca, alla conquista di un potere superiore.
Ho attraversato il deserto insieme a mille demoni, visitato città inesistenti, letto libri mai scritti.
Mi è stato insegnato da qualcosa venuto prima dell'uomo stesso tutto ciò di cui avevo bisogno.
Sono tornato a casa, ma non era quello il mio posto. Dovevo fuggire.

Raggiunsi Dimašq più di dieci anni or sono; e in questa magica notte di luna piena, ho finalmente terminato la mia opera, il mio capolavoro.

Il frinire di mille cicale sotto il mio portico non può che farmi rimembrare il latrato dei demoni da cui sono sempre fuggito. Che suono evocativo. In effetti, in tutti questi anni di stesura, non avevo mai pensato ad un titolo.

L'Al-Azif.

Appropriato.

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No. 2540 hide watch quickreply [Risposta]
Aprii gli occhi nel bel mezzo della Zona di Comando allestita in fretta e furia nel bel mezzo del deserto di Gartrand II.
Tra le tende color sabbia e le casse di munizioni, facevano capolino all'orizzonte le enormi costruzioni dei Gartranii.
L'effetto era spaventoso, sembrava di essere nel deserto di Sol III, solo che al posto delle piramidi si ergevano giganteschi cubi color madreperla, attraversati da enormi linee squadrate di cristallo azzurro, il disegno formato dalle linee mi ricordava quello del rame sui circuiti stampati che avevo visto sui libri di storia terrestre antica, non riuscivo a non chiedermi se la funzione non fosse la stessa anche in quei giganteschi cubi.
A cosa sarebbe servito, comunque, farci passare dell'elettricità in mezzo? Per quanto ne sapevamo, probabilmente erano stati costruiti milioni di anni fa, quando i maledetti abitanti di questo pianeta erano ancora poco più che cavernicoli, non è difficile immaginare che usassero il cristallo blu come “finestra” per poter meglio venerare le due stelle binarie che, in questo momento, ci stavano friggendo il culo con i loro quarantacinque gradi celsius.
-Se hai finito il giro turistico di questo cazzo di deserto stellare, vieni a prenderti il fucile, coglione!-
La voce veniva dalle mie spalle, era un grosso tenente negro, probabilmente era l'unico rimasto a distribuire armi e razioni nella zona di comando.
-Numero di matricola?-
-X65795, Signore, e non mi chiamo Coglione, signore, sono il Caporale Jørg, al suo servizio.-
-Perfetto, George, ora muovi il culo, prendi il tuo equipaggiamento del cazzo senza rompermi i coglioni e vai a farti fare il culo da questi fanatici del cazzo-
-Signorsì, Tenente, buona giornata anche a lei, Tenente-
Lo salutai con un sorriso, mentre bofonchiava qualcosa che suonava incredibilmente simile a “coglione” alle mie spalle.
Il primo passo era recuperare il fucile d'assalto standard, una cassa aperta era sempre a disposizione di chiunque avesse distrutto o perso il suo.
L'XM97 era fantastico, fatto sulla terra con veri metalli estratti dal suolo, resistente ed affidabile, sparava sia proiettili in piombo vecchio stile che cariche laser ed elettriche antiscudo, era disponibile anche nella variante “Sniper”, ma non me ne sarei mai fatto un cazzo, vista la mia mira pietosa.
Granate, caricatori e proiettili erano più macchinosi, bisognava scoperchiare diverse casse, alcune marchiate come “Pezzi di ricambio” o “Riviste per il fronte” dall'intelligence terrestre, in un vano tentativo di farne trafugare di meno, il traffico d'armi e proiettili era un crimine parecchio comune di questi tempi.
Alloggiai le granate a frammentazione e le granate EMP nel cinturone tattico, ce ospitava anche metà dei miei caricatori già pieni, l'altra metà era comodamente divisa tra i tasconi dei pantaloni color “Sabbia di Gartrand” e quelli del giacchetto, fantasiosamente colorato nella stessa tonalità ocra chiaro.
Messaggio troppo lungo. Clicka qui per vedere l'intero messaggio. Espandi Thread
>> No. 2554
Torno dopo un anno su /scr/ e ci trovo una delle cose migliori che abbia letto su diochan.
Senza commenti.
Se sei ancora in giro, scrivi moar.


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