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 No.79

Ok ics, parla di Julius Evola ad uno che non sa niente di lui.

 No.80

Ah, ma funziona tipo jukebox?
Hai messo la monetina?

 No.82

Ho un paio di libri suoi, potrei condividere se anon fatica a trovarli

 No.83

>>80
Il jukebox non ricordo brontoli.

 No.84

Preferisco il nipote

 No.174

>>79
Nel 1945 a vienna aveva deciso che era l'oltreuomo e si è fatto una passeggiata notturna sotto i bombardamenti.
Una bomba lo ha preso ed è rimasto handicappato a vita.

 No.181

>>174
kekquesto, Evola era un cazzo di schizzato e quello che pensava ha lo stesso valore di quello che pensa un letterale schizofrenico in un manicomio

 No.182

>>174
Non era stata una bomba vicino la sua casa a vienna?

 No.188

>>182
forse è stato colpito appena uscito di casa, sarebbe troppo divertente se fosse così

 No.189

Boh io so solo che era molto basato

 No.208

Quello che so l'ho letto sui chan:

- Come intellettuale viene sbertucciato da tutti, ma questo vale per tutto l'esoterismo fascista.
- Era frocio e faceva le orgie in cui lo pigliava con gusto.
- Lo vedo spesso nelle liste di libri "assolutamente da leggere" fatte dalle varie /pol/ o /lit/, non so.

 No.209

Secondo la richiesta di OP.
Sembra abbia scritto moltissimo, però sarebbe utile un punto di inizio.

 No.220

Anch'io sarei interessato a ricevere dei consigli, da cosa cominciare a leggere e da letture che son utili da aver già fatto prima di iniziare

 No.225

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>>79
Non perdere tempo con 'sto pagliaccio, è un coglione.

 No.247

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OP, come per tutti gli autori esoterici, se chiedi pareri sentirai tutto e il contrario di tutto.
L'unico approccio sensato è andare a leggere di persona quello che scriveva perché, come dice lui stesso ottimamente in UR, quello ermetico è un metodo «sperimentale puro».
E UR è un ottimo punto di partenza.

Di Evola c'è da dire che era un uomo antico nel corpo di un moderno. Alcune delle sue vie sono inadatte alla contemporaneità, e alcuni suoi esercizii sono francamente incomprensibili.
Pensa che c'è chi ritiene che diversi suoi libri siano stati scritti da ghostwriter.
E tutti i maestri, Evola compreso, quando invecchiano bisogna smettere di ascoltarli. Soprattutto lui che è stato rovinato dall'incontro con Guenon.

 No.594

BVMP per info. Qualcuno ha letto "Lo yoga della potenza"? Quanto è attendibile (pseudoaccademicamente, non metto in dubbio la sua utilità)? Vi spiego la mia perplessità: stavo leggendo "Lords of the Left-Hand Path" di Stephen Flowers e cita Evola per dimostrare che il LHP indiano è realmente un LHP come lo intendiamo oggi (desiderio di indipendenza, immortalità dell'ego, …), mentre io finora ho ritenuto abbastanza buona l'opinione alla Phil Hine (enfolding.org/tag/lhp/lhp) che nota come le differenze fra LHP e RHP indiano siano principalmente tecniche e non riguardano le finalità. Visto che Flowers accademicamente non esiste - ha pubblicato solo libri di magia che però vende come "studi accademici" o "libri di livello universitario" ai pischelli goth, tecnica utilizzata pure da Karlsson e Don Webb (almeno lui non c'ha il phd in fuffa oscura) che però nascondono, neppure velatamente, una loro "agenda" - mi domandavo se approfondire la sua opinione o se scartarla.

 No.595

>>247
Approfitto del bump per rispondere. Sto leggendo "cavalcare la tigre". Che dire, sto godendo, riesce a mettere per iscritto cose che io non riesco a dire.
Aspetto con ansia la parte dove indica le sue soluzioni. Combattere la deriva con le armi della tradizioni, cosa vorrà dire?

Chiedo: alcuni titoli di libri di Guenon sembrano simili ai suoi: quanto erano vicini?

 No.596

>>594
MiniOT: su Lords of LHP sono arrivato alla parte sugli ebrei e Dr FlOwErS PhD crede che l'esodo sia storicamente avvenuto. Credibilità a zero.

 No.602

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>>594
>>595
>>596
Allora, non so Lo Yoga della Potenza fosse fra questi, ma ricordo distintamente che alcuni libri di Evola non furono scritti da lui, e possiamo vedere che contengono esercizii basati su principii diversi rispetto a quelli espressi in altri volumi.

Sul sentiero mano destra/mano sinistra, è molto semplice.
Vedila così: la destinazione è una sola, sempre e comunque, in tutte le discipline del mondo. La Verità è una, molte le vie.
Entrambe le strade conducono a qualcosa che, in termini banali, possiamo chiamare il "dominio sulle pulsioni istintive". La via della mano destra vi giunge tramite la disciplina, la via della mano sinistra vi giunge tramite l'esasperazione.
La mano destra è più facile da capire per noi europei, perché è più in linea col nostro spirito: è come chi smette di fumare smettendo di fumare.
La via della mano sinistra, invece, è più orientale; è una via che conduce fuori dalla società civile, è la strada dei samana vestiti di stracci: è come chi smette di fumare fumando centotrenta sigarette al giorno. L'idea è quella di portare le forze all'esasperazione, all'estremizzazione, e mantenere il proprio centro durante la tempesta. Non è una via facile per noi europei, e infatti in Occidente l'unico noto per averla seguita era Crowley, che si fece appunto una brutta nomea, e negli ultimi anni di vita chissà che cazzo combinò durante quel lavoro in Scozia e impazzì del tutto.
Seguendo una via della mano sinistra, dovrai assecondare con piena presenza di spirito qualunque idea ti salti in mente. Crowley si fingeva pittore di ciccione per attirarle nella sua camera e scoparsele. Svegliava i suoi adepti (maschi) nel cuore della notte per incularseli. Se gli fosse venuto in mente, anche solo per un istante, di mangiare un cadavere putrefatto, avrebbe dovuto farlo.

Ora, sto dicendo di seguire una via della mano destra? No. Come ci ricorda il sesto arcano dei Tarocchi, "mai scegliere". Sempre mantenere un equilibrio dinamico come quello del funambolo che procede per la corda tesa sull'abissso.


Sulla relazione Evola-Guenon: in termini semplici, Guenon è quello che ha rovinato Evola. Nei suoi ultimi anni, il Barone sviluppò un tradizionalismo pedante e retrogrado poco in linea con le sue ben più rivoluzionarie idee di gioventù, e tutto perché dette retta a René che sì, lo ricordiamo come muslimo, ma sono perché era fissato col trovare la tradizione primordiale e la cambiava ogni dieci anni -è semplicemente morto prima di passare a un'altra ancora.
Chiaramente, se tu chiedessi a un guenoniano ti risponderebbe che Evola era un fanboy di Guenon, che non lo accettò mai come maestro, e allora Evola sviluppò la dottrina dell'autoiniziazione.
Ma i guenoniani e la loro fissazione coi maestri e i lolcappelli lasciamoli perdere, veramente rischiamo di impazzire a dar loro retta.

 No.603

>>602
>Sul sentiero mano destra/mano sinistra, è molto semplice.
Ti avrei dato ragione nel contesto indiano, ma non in quello europeo moderno: la causa che spinge ad intraprendere i percorsi è identica (consapevolezza della morte), ma i tentativi (oggigiorno) sono sostanzialmente differente - "tutto va bene" (rhp, dissoluzione del Sé in Dio e quindi "immortalità" perché il mondo continua a girare dopo la singola morte - il mondo/Dio come nave di Teseo - Kether) contro una vera "lotta alla morte" (lhp, permanenza dell'informazione - il Sé come nave di Teseo alla ricerca di una indipendenza dall'esterno - Daath).

 No.605

>>602
In verità il 6^ impone una scelta, è il passaggio dal dubbio e l'indecisione allo scegliere una via, magari non ho capito cosa intendi.

 No.606

>>603
Guarda, non voglio dirti niente perché vedo che sei in fissa con la Cabala e ne sai molto più di me, ma ci tengo a precisare che è un paradigma che non ho mai approfondito perché è, anzitutto, poco in linea con lo spirito europeo, e soprattutto MOLTO chiusa.
Ora magari tu sei ebreo e inserito in circoli di iniziazione, ma TUTTI i cabalisti seri che ho incontrato ci hanno sempre tenuto molto a specificare che la Cabala si compone di due parti - di cui una è esclusivamente orale ed esclusivamente tramandata per mezzo di maestri a discepoli ebrei secondo un preciso e lungo percorso iniziatico.
Di nuovo, lungi da me criticare il tuo percorso ammettendo di saperne poco, ma converrai che la Cabala è un sistema strano che si discosta volontariamente dagli altri. Qui OP chiedeva di Evola, e parlando di mano destra e mano sinistra ho ritenuto opportuno darne il punto di vista degli esoteristi italiani novecenteschi.

>>605
Tutti gli Arcani vivono naturalmente molti aspetti diversi su tanti livelli di lettura.
In uno di questi certo, il sesto arcano parla di una scelta, tipicamente fra il vizio e la virtù incarnate nelle due donne.
Su un livello più occulto, però, ci rendiamo conto che il soggetto della lama è "L'Innamorato". Un richiamo cioè al fuoco interiore necessario a qualunque lavoro esoterico.
L'amore non è un sentimento, ma uno stato dell'essere. Una frequenza vibrazionale, direbbero alcuni.
Quando si è innamorati, non lo si è mai verso qualcuno o qualcosa, ma sempre verso il mondo intero. Ergo, in quest'ottica, scegliere l'una o l'altra direzione del proprio amore non ha senso.
Tutte le dicotomie sono false, perché nascondono il principio unico dal quale emanano, ed è in questo principio che l'Innamorato è, appunto, innamorato.
Anche la numerologia ci viene in aiuto: il 6 è un numero pari, ricettivo. Questa carta può anche rappresentare una crisi (come il suo complementare, il 16), ma passiva, stabile, "di riflesso", naturale, e non dinamica, attiva, cesoria. Il 6 è la somma dei suoi divisori e ci suggerisce una piccola totalità, un momento sicuramente di crescita e di apertura, ma non transitorio.

Kremmerz scrisse delle cose molto belle sui Tarocchi, e in particolare sul sesto arcano, ma non posseggo il libro.
Chiedo un attimo a un amico se mi può fotografare le pagine.

 No.607

>>606
Avevo dimenticato l'esistenza della biblioteca di fuocosacro.
Ecco qua:

http://www.fuocosacro.com/pagine/libri/tarocchi_filosofico_kremmerz.htm

 No.608

>>606
>la Cabala è un sistema strano che si discosta volontariamente dagli altri
Sì e no. Ovviamente ci son tanti dettagli tecnicopratici, ma scorporando l'ebreitudine ottieni Plotino o poco più ovvero…
>Tutte le dicotomie sono false, perché nascondono il principio unico dal quale emanano, ed è in questo principio che l'Innamorato è, appunto, innamorato.
…questo.

 No.641

>>603
Questa idea è stupida, al di là di scientismi vari, proprio filosoficamente. Come può esserci un oltre l'uno? Se ce ne fosse allora sarebbero due, ma quindi collasserebbero subito nell'uno. L'uno è il tutto, che è agitato e mutevole. Non è possibile qualcosa che resti per sempre, perché ogni cosa è una forma discreta, e ogni forma non è reale.

 No.642

>>641
>Questa idea è stupida, al di là di scientismi vari, proprio filosoficamente.
Sintatticamente parlando ti do (quasi) ragione. Il "tutto" esiste, presumendo sia possibile indicarlo (vedi l'Ain degli ebrei, il Tao dei cinesi, …). Considera che la sintassi è strana, esistono linguaggi formali ridotti nei quali è possibile definire il "2" ma non i "numeri pari" - ed è facile costruire frasi mal formate (i famosi massi inamovibili). La differenza fra lhp/rhp come la intendo io è essenzialmente nel grado di identificazione del Sé col Tutto: a destra abbiamo Sè = Tutto e quindi si cerca la dissoluzione dell'Ego, a sinistra, pur non negando l'esistenza logica del Tutto, non gli si danno quelle qualità "salvifiche" (che sono _tecniche_) e quindi si cerca la permanenza "autentica". Sostanzialmente: dove finisce l'albero e dove inizia il terreno? Fare una suddivisione microscopica è stupido, a causa delle miriadi di interazioni chimicofisiche fra i due, ma puoi ben dire "esiste l'albero, esiste il terreno e non sono la stessa cosa". Sono due strategie di lotta coping nei confronti della morte: ti immergi in qualcosa di più grande (e permanente) di te, in una risurrezzione imperfetta, o cerchi di rimanere "te stesso" (=l'informazione che sei ora)?
>Non è possibile qualcosa che resti per sempre, perché ogni cosa è una forma discreta, e ogni forma non è reale.
Rileggi quando dico "nave di Teseo".

 No.643

>>642
C'è una differenza sostanziale tra immergersi e sciogliersi. Se l'io si scioglie nel tutto non si immerge, perché non è più. Immergersi significa infondersi mantenendo una forma, che è la condizione dei viventi. L'unione col tutto come parziali è ora. Non c'è io che realizza nulla, perché non esiste.
Preservarsi invece come unico all'interno del tutto è un non senso perché le proprietà del tutto (impermanenza e tempo) lo impediscono, e sarebbe possibile solo uscendo da questo tutto in un altro diverso, ma allora il tutto non sarebbe mai stato tale e il problema sarebbe ricorsivo. Per me, espresse in questo modo, lhp è un coping dalla morte che oscilla tra psicologia e superstizione, mentre rhp, se fatta a modo, è la filosofia.

 No.644

>>643
Ci tengo a precisare che non voglio convincerti di nulla, voglio solo farmi capire: ritengo entrambi i tipi di via percorribili, ognuno dovrebbe percorrere la via più adeguata a sé stesso, c'è un enorme tratto iniziale comune (fino, appunto, all'esperienza di perdita dell'ego - che ho sperimentato e quindi ho scelto opportunamente per me stesso come proseguire). Il fatto è che siamo già immersi, in qualche senso non c'è nulla da fare se non vivere. L'illuminazione "destrorsa" è accorgersi (più-che-intellettualmente) di questo fatto, indipendentemente dal gusto emanazionista-occidentale o anatta-orientale. Considerando che tale illuminazione più-che-intellettuale corrisponde al modificare o al non usare certe parti della memoria (manca un po' di scienza, ma lo credo abbastanza verosimile) mi sembra la classica definizione di cope. Il fatto che persone ricche e affermate siano meno ansiose riguardo la propria morte mi ha fatto rafforzare la mia opinione. E contrariamente a tanti sinistri, secondo me l'illuminazione destrorsa è realizzabile in questa vita, mentre la "deificazione" sinistra non è ancora perfezionabile (manca la tecnologia). L'impermanenza è causata dall'entropia sempre crescente, forse si può sconfiggerla o entrare in orbite tipo quelle descritte da Frank Tipler.



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